Sanità digitale: è il momento

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Sanità digitale: è il momento

L’emergenza Covid-19 e la svolta per una medicina 2.0: cosa si sta facendo e cosa si deve fare per una rivoluzione permanente
Mag 13
5 min

Da mesi, ormai, e nelle ultime settimane in modo praticamente globale, l’emergenza Covid-19 ha rivoluzionato le vite di molti, mettendo a rischio la salute pubblica e anche la stabilità economica degli Stati. Una sfida – una guerra secondo alcuni - contro un nemico invisibile e comune che si combatte in molti, moltissimi campi con la sinergia di attori diversi, dalla comunità scientifica alla politica per arrivare alla responsabilità di ogni singolo cittadino. Tutte le parti in causa sono protagoniste e sotto pressione. Il sistema sanitario, va da sé, è quello più esposto, perché combatte ogni giorno per il contenimento dell’emergenza, per la gestione dei casi e per la ricerca di una cura. E mentre l’Italia, uno dei primi paesi a conoscere direttamente la portata della pandemia, ha sperimentato il lockdown, ecco che sono cambiate le abitudini quotidiane con lo smart working e la digitalizzazione di aspetti anche più banali della propria vita. Video-call, connessione in remoto, trasmissione dei dati: improvvisamente tutti ne usufruiscono e quasi dipendono. Il digitale che già era alla base dell’evoluzione di molti settori ora è la struttura portante per la sopravvivenza. E anche per la medicina ora diventa uno strumento cruciale: per prevenire, contenere la diffusione del virus. Per curare, o provare a farlo. Per decongestionare il sistema e permettere la sopravvivenza dei servizi essenziali, quelli non coinvolti dall’emergenza. La telemedicina sta giocando ora la partita del futuro.

I vari governi hanno attuato man mano diverse misure con l’obiettivo di sgravare il sistema sanitario da una serie di servizi che però per alcuni pazienti sono necessari. Interventi chirurgici, esami e visite non urgenti sono stati posticipati, tutti sono invitati a non recarsi in pronto soccorso e tutto è stato spostato sul digitale. Le piattaforme web sono diventate importanti da subito già in Cina all’esplodere dell’emergenza: la popolazione tramite il web si informa sull’andamento dell’epidemia ma anche per valutare eventuali sintomi. La tecnologia sostiene il buon senso e la responsabilità: piattaforme online sono serviti (in Cina e altrove) non solo per valutare il timore di un contagio ma anche se si soffre di patologie differenti, o se si ha bisogno di uno specialista per mostrargli i risultati di un esame diagnostico. In questo senso sta offrendo un servizio importantissimo Top Doctors, la piattaforma che mette a disposizione degli utenti specialisti di ogni disciplina e di tutto il mondo che offrono i propri servizi online per evitare ai pazienti di recarsi in ospedali e centri medici. È possibile inoltre vedere il medico scelto, prendendo appuntamento online 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Come chiarito anche dal governo, inoltre per le ricette e le prescrizioni di medicinali è sufficiente una trasmissione online (vale anche per quelle del proprio medico di base). Il digitale , vale la pena ricordare, interviene anche in ambito farmaceutico: ordini e consegne, sempre più, avvengono tramite portali disposti dalle stesse farmacie che stanno facendo in modo di evitare il contatto fra persone, dove possibile.

Tornando al Covid-19, è evidente come la tecnologia, che consente di evitare di muoversi da casa, sia un settore su cui puntare. A livello informativo e preventivo, prima di arrivare all’argomento cuore della fase 2 (l’app Immuni), è da segnalare come le chatbot siano state un primo strumento utile per combattere l’emergenza. Non solo per la gestione sanitaria e delle attività medica ma anche a livello informativo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ad esempio ha scelto di veicolare tramite Whatsapp la circolazione dei contenuti relativi al Coronavirus: informazioni verificate, ufficiali, numeri e rapporti aggiornati ogni giorno, in tutto il mondo. Similmente, in Italia, è stata attivata una chatbot su Telegram da parte del Ministero della Salute: il bollettino giornaliero con l’andamento dell’epidemia e altre informazioni utili vengono condivise continuamente con gli utenti e consentono che diventino virali. In diversi paesi sono poi nati Tool e strumenti online per effettuare monitoraggi e screening sul contagio. Vengono raccolti i dati tramite questionari per valutare se un utente è idoneo a effettuare il test Covid-19 per poi indirizzarlo nel centro più vicino. Progetti simili sono quelli di Verily del gruppo Alphabet che ha collaborato con il governo federale degli Usa, o la Apple, che ha preparato un Tool di Screening che consente di approfondire il proprio stato per non contagiare gli altri e chiedere eventualmente cure. In Italia, in Lombardia e in Trentino sono stati avviate sperimentazioni in tal senso, mentre in modo unitario l’Italia ha scelto di avvalersi di un’app, Immuni di Bending Spoon e di Centro Diagnostico Santagostino, per il tracking dei contagiati. Sfruttando il bluetooth e altri sensori, l’app (che è volontaria e rispetta la privacy di chi la utilizza) memorizza sul dispositivo i codici degli altri dispositivi dotati della stessa app. Se un cittadino risulta positivo e ha installato Immuni, l’app invia una notifica ai dispositivi delle persone potenzialmente a rischio venute in contatto con quella persona. Si calcola però che l’app, per funzionare bene, debba essere usata da almeno il 60 per cento della popolazione. Al momento è in sperimentazione in alcune regioni, e si punta a partire i primi di maggio.

Benché ci si trovi ancora nel pieno, o quasi, dell’emergenza Coronavirus, si può inoltre già pensare a quello che sarà il futuro della sanità digitale. Oggi, e soprattutto dopo aver sfruttato la tecnologia per superare una pandemia globale, è in effetti sciocco pensare che ci si debba recare fisicamente dal medico o in farmacia per un raffreddore. Ecco perché una volta passata l’emergenza si dovrà ripensare definitivamente a un futuro digitale per la sanità, futuro che deve garantire un sistema partecipativo e digitalizzato con un sostegno governativo per l’Italia così come fanno già diversi Paesi. Francia, Germania e Regno Unito, ad esempio, hanno già una legislazione specifica in campo di sanità digitale. In Italia bisognerà cambiare definitivamente mentalità da un sistema assistenziale tradizionale, da tempo lacunoso, a uno interattivo e digitale. Bisognerà quindi introdurre nuovi modelli di prevenzione e assistenza basati sulla condivisione online dei dati, dalla diagnosi al post ricovero, con sistemi di prenotazione e pagamento online; si dovranno ampliare i servizi tramite app e dispositivi wearable e riuscire man mano a desaturare il sistema in modo da lasciare più spazio a pazienti cronici e oncologici che difficilmente possono rinunciare al contatto medico. Ma in molti altri ambiti della medicina la sanità digitale può operare e con successo, superando anche i limiti territoriali ed economici che l’hanno caratterizzata sinora e non lasciando il futuro in mano alle singole iniziative di istituti (magari privati), ma rendendolo possibile per tutti.