Imparare senza confini

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Imparare senza confini

L’e-learning: il futuro della formazione.
Mar 19
6 min

Nessuno avrebbe immaginato uno scenario simile qualche mese fa, prima dell’esplodere dell’emergenza Covid-19 anche nel nostro Paese. Ma è vero che in una situazione di estrema difficoltà per la salute e l’economia, nuove possibilità hanno permesso trasformazioni e accelerazioni in alcuni settori. Il digitale adesso è protagonista perché permette alle aziende di continuare a lavorare in smartworking. E il mondo della formazione e della didattica, anche se ha cambiato la propria sede fisica, non si è fermato grazie all’e-learning. 

Il mercato della formazione digitale è uno dei tanti settori rivoluzionati dalla tecnologia: un comparto che, secondo le proiezioni, dovrebbe superare in tutto il mondo i 243 miliardi di dollari entro il 2022. Ma c’è da scommettere che i fatti degli ultimi mesi accelereranno in modo esponenziale la crescita di queste tecnologie.

 Nella storia della formazione, la condivisione di spazio e tempo da parte di docenti e allievi è sempre stato un elemento cardine. Ma l’evoluzione delle comunicazioni e l’arrivo della tecnologia hanno permesso non solo di superare questo schema, ma al contrario di rendere possibile la formazione in qualsiasi momento e luogo. Internet ha permesso di diffondere, progettare, supportare la formazione tramite percorsi personalizzati in cui non sono più gli utenti a cercare di adattarsi alla formazione, quanto quest’ultima a plasmarsi in base alle esigenze degli allievi. Allievi che, come si vedrà più avanti, non sono semplici studenti scolastici/universitari ma anche dipendenti di aziende e professionisti. 

Ora, con e-learning non si intende la semplice formazione a distanza. Il termine infatti compare negli anni ’70, con l’introduzione della formazione per corrispondenza, che inserisce uno spostamento di prospettiva con uno scambio di informazioni tra docenti e discenti per una didattica progettata su esigenze specifiche. L’ingresso dei computer e di internet ha reso l’utente ancora più attivo: è qui che emerge la consapevolezza che la formazione a distanza è un comparto a sé del mondo formativo, in cui non solo si eliminano i vincoli della presenza fisica ma si elabora una nuova idea di apprendimento in cui non esistono (o non soltanto) libri e piattaforme tradizionali, ma è tutto modellato sull’utente. 

Ad oggi l’e-learning non si applica più nel campo scolastico e universitario ma anche nella pubblica amministrazione e nelle aziende di ogni tipo. Sono aumentate le esigenze e contemporaneamente sono aumentati i soggetti destinatari. Così come è aumentata la qualità dell’insegnamento stesso e la possibilità, per molte startup anche italiane, di farsi conoscere sui mercati di tutti il mondo grazie ai propri progetti. 

La classe oltre i muri della scuola

Partiamo da scuola e università. Già nel 2016 il mercato dei prodotti e-learning nel settore didattico ammontava a 46,67 milioni di dollari, e da allora i docenti mostrano sempre più preferire modelli di istruzione digitali. Fra le tantissime tipologie di piattaforme disponibili nel settore possiamo ricordare Weschool, un software che consente alle scuole strumenti di didattica digitale e quindi a distanza, oggi frequentata da 440mila docenti italiani. 

Schoolr non è legata invece alle scuole ma alle materie: la piattaforma seleziona gli esperti di ogni disciplina che tengono delle lezioni e sono gli studenti a scegliere quello più indicato a loro anche in base alla tariffa e al rating di ciascun insegnante. Piattaforma che consente anche grazie alla webcam di fare esercizi e compiti ma di interagire con i tutor come se fossero fisicamente insieme.

Ancora più modellata sulle esigenze dei giovani c’è Redooc, che è una piattaforma di e-learning focalizzata sulla matematica ed è pensata per i ragazzi perché sfrutta la tecnologia a loro più affine: video e smartphone, con videolezioni ed esercizi interattivi. Labsitters invece propone corsi in lingua in inglese, francese e spagnolo, pensati per bambini dai tre anni fino a ragazzi di 13. Qui le lezioni sono calate anche sulle esigenze dei genitori, per favorire l’apprendimento in un ambiente confortevole, quello di casa propria, ma personalizzato e anche divertente. 

Accenniamo soltanto ad una piattaforma che aggiunge qualcosa in più e si sposta dalla formazione scolastica per arrivare a quella dei professionisti. Codemotion è un network internazionale, che conta oltre 300 aziende clienti, e punta a costruire una community di crescita, formazione e sviluppo per i professionisti di ogni settore.

La formazione nelle aziende e il caso Starbucks

La formazione, si sa, non finisce certo con il titolo universitario.  E non deve essere prerogativa soltanto del singolo: è un vantaggio anche per le aziende (se non un obbligo in alcuni settori) incentivare la formazione professionale. Le piattaforme di e-learning in questo senso facilitano di molto il compito (i dipendenti non hanno vincoli di orario, non devono spostarsi dalla propria sede di lavoro, possono decidere quando e come formarsi), ma in alcuni casi hanno permesso ad alcune aziende di diventare davvero virtuose.

È il caso di Starbucks, che ha investito circa 250 milioni di dollari nell’Università dell’Arizona per garantire ai propri dipendenti una formazione universitaria senza vincoli di età e anzianità lavorativa. L’Università è stata scelta non a caso, trattandosi di uno degli atenei che presenta tra i più ricchi programmi di corsi online seguiti da oltre 11mila studenti. La scelta della nota catena è a favore di tutti i propri dipendenti, dai neoassunti ai lavoratori part-time, con la possibilità di scegliere i corsi che si preferiscono, senza nessun vincolo a rimanere nell’azienda una volta terminato il percorso formativo. 

Più formazione, maggiore soddisfazione, maggiore produttività. Una scelta vincente.  

Formazione in azienda

Questo esempio sintetizza il perché alle aziende non solo conviene investire nell’e-learning, ma con esso possono scoprire un modo per premiare, e soprattutto gratificare, i propri dipendenti. Un investimento certo consistente, ma che genera un circolo virtuoso, vincente nel breve e nel lungo periodo, con echi positivi su tutto l’apparato aziendale. 

Uno dei primi vantaggi è che aumenta la produttività, perché con l’incremento delle competenze e della preparazione dei dipendenti migliorano le performance. I corsi di formazione, poi, consentono di stare al passo con i tempi, e con i cambiamenti nei vari campi. Questo è fondamentare per essere sempre più competitivi sul mercato. La formazione dei dipendenti, anche tra quelli di competenze diverse, rafforza il legame e chiarisce meglio la mission aziendale, con una maggiore cognizione generale del business dell’azienda che ne guadagna maggior successo. 

Investendo poi nella formazione continua le aziende mostrano di considerare molto il proprio staff, che a sua volta, se si sente valorizzato, apprezza di più la propria azienda, e si sente più coinvolto nel suo business. Infine, la formazione diminuisce il turnover: questo perché i dipendenti non si sentono più statici ma in continua evoluzione anche all’interno di uno stesso ruolo. L’ambiente più stimolante contribuisce i dipendenti a rimanere, e quindi l’azienda ne guadagna in continuità.

Oltre le aziende

Cooperative sociali, associazioni, fondazioni e ONG non possono essere, infine, esenti da una formazione continua. L’evoluzione continua degli scenari offre nuove opportunità ma anche minacce al non profit tradizionale, sia per i nuovi soggetti competenti che entrano continuamente nel settore, sia per l’assottigliamento dei fondi istituzionali. 

Per questo motivo la formazione, e l’e-learning sono una risposta importante perché consentono di superare le difficoltà di associazioni, fondazioni e ONG di evolversi strategicamente, e quindi di specializzarsi ad esempio nel fund raising, nell’imprenditorialità e nella partecipazione volontaria, di migliorare le proprie risorse umane, fattore su cui bisogna puntare. Ancora, di acquisire competenze di rendicontazione e bilancio sociale, insieme a tutte quelle caratteristiche che di norma si considerano proprie delle aziende “classiche”. Insomma, forse proprio le organizzazioni, fondazioni e ONG permettono di vedere quanto è ampio lo spettro di formazione digitale, e quanto davvero si sia usciti, grazie ad internet, dai “muri di scuola”. 

Per una formazione che è continua, e che soprattutto diventa un processo di crescita proprio di ognuno.