Il mio racconto del “wudrome2014” sul tema dell’engagement, dalla gestione del feedback alle best practice nella progettazione di un sito web responsive.

World Usability Day 2014: una giornata all’insegna dell’usabilità.

Il mio racconto del “wudrome2014” sul tema dell’engagement, dalla gestione del feedback alle best practice nella progettazione di un sito web responsive.

Comincia con una sala piena di locandine, palloncini gialli ed un monitor dove viene proiettato uno screensaver*, che screensaver non è, il Wud Rome 2014, tenutosi al Parco Leonardo il 13 novembre scorso.
L’evento internazionale sull’usabilità, ormai giunto alla nona edizione, quest’anno ha offerto un programma ricco di ospiti e talk interessanti sul tema dell’engagement. Tanti gli speaker di rilievo e grande la partecipazione da parte di esperti di UX e di comunicazione, designer, startupper e developer da ogni regione d’Italia.

Mi piacerebbe, dunque, raccontarvi cosa mi ha regalato il Wud Rome 2014, attraverso una breve carrellata dei talk più interessanti.

L’Usabilità non è solo “digitale”

L'usabilità non è solo digitale, è un vero e proprio compito

Così recita Carlo Frinolli, Ceo e Creative Director di Nois3. Con l'esempio di una barriera architettonica fa capire alla platea che il concetto di usabilità è qualcosa che non riguarda solo il web.

Tra digitale e cartaceo

Quando progettiamo un contenuto, indipendentemente dal mezzo che useremo per riprodurlo, dobbiamo immaginare che il lettore si concentrerà sulla storia nella cornice.”

Con queste parole Riccardo Falcinelli tiene tutti incollati allo schermo, svelando, in un gioco magico, i significati nascosti nelle copertine dei libri che da anni illustra per le più importanti case editrici.
Attraverso diversi casi di studio ci spiega come, a dispetto di chi millanta la morte dei libri in favore dei più moderni ebook, l’editoria cartacea abbia ancora un suo modo di comunicare che passa attraverso il mezzo stesso, per dirla un po' alla McLuhan, al pari delle altre forme di comunicazione. Tutto sta nel trovare le potenzialità di quel mezzo per raccontare la storia che vogliamo.

Components first!

Il terzo attesissimo talk è quello del caporedattore e co-fondatore di Smashing Magazine, Vitality Friedman. Il focus del suo speech è la buona progettazione di una interfaccia web responsiva.

Ecco il suo elenco di consigli e buone prassi.

Usare l’approccio definito “atomic design”.

Immagine tratta da http://bradfrost.com/blog/post/atomic-web-design/

Con mio grande piacere ho potuto verificare che il metodo tecnico usato in Abstract, ormai da molto tempo, ovvero quello della progettazione a partire dalla tipografia e da piccole porzioni di codice, snippet, da assemblare in fase finale, sia il metodo suggerito da Friedman.

La metafora del modello atomico impone di progettare prima le singole componenti della pagina che stiamo per realizzare per poi passare all’aggregazione di queste in blocchi ed infine arrivare alla composizione del layout. Se ogni singolo elemento viene progettato rispettando funzionalità e senso estetico, unito agli altri, manterrà le sue caratteristiche e le trasferirà all’intero template. Per mia diretta esperienza aggiungerei che, oltre alla facilità della composizione dei template, questo metodo agevola l'eventuale modifica del codice e di conseguenza il suo riuso.

Anche le url, secondo Friedman, fanno parte del processo di costruzione di un web usabile. Avere una url che indichi in maniera chiara il contenuto della nostra pagina aiuterà la memoria dei lettori e si avrà una migliore comprensione della stessa.

Altra best practice è quella di pianificare usando la metodologia chiamata “progressive reduction”.

Immagine tratta da http://layervault.tumblr.com/post/42361566927/progressive-reduction

Se siamo in grado di testare come il target si comporta sul nostro sito possiamo ridurre ad una forma iconografica gli elementi maggiormente usati e riconosciuti, senza che gli utenti si sentano spaesati.

Lo speaker sfata, poi, un altro mito: quello della progettazione basata sulla media della popolazione. Quest'ultima non esiste. Le persone, nel mondo reale, cambiano idea costantemente. Il giusto approccio, quindi, è quello basato sul prendere in considerazione gli estremi e valutare la casistica più ampia, pensando a tutti i possibili casi d'uso e alle eventualità più remote.

L'ultima, ma non meno importante, considerazione: avere una chiara performance strategy. Tenere sotto controllo una pagina web ci assicura che il contenuto sia sempre fruibile e che l'usabilità non sia ostacolata da elementi come javascript o css pesanti, che devono aiutare nella navigazione e non creare ostacoli alla stessa.

Per approfondire qui trovate le slide di Friedman.

Sapevi che il popolo della rete non esiste?

Il popolo della rete non esiste. Avete mai sentito parlare del popolo del fax?

Folgorante l'incipit di Matteo Flora: parlare di popolo della rete come entità autonoma e non intersecata con “i cittadini” è stupido.

Con tono ironico e sagace introduce il concetto della brand reputation e spiega quanto possa essere facile e al contempo faticoso per un brand creare e misurare la percezione della propria immagine aziendale.

Condurre un'analisi della triade reputazionale, ovvero analizzare il sentiment del nostro target secondo diversi tre aspetti, sensoriale, narrativo ed associativo, serve a capire qual è la reputazione che aleggia su di noi.

Programmare degli obiettivi da raggiungere ed analizzare dove e come si parla del nostro brand è il secondo passo da compiere per la costruzione di una corretta reputazione. Quest'ultima non è la realtà, ma il frutto della percezione che gli stakeholder hanno, discutendo del brand. E, naturalmente, non dimenticare mai di misurarla correttamente!

Il messaggio nella bottiglia

Si ricollega al tema della gestione del feedback Raffaele Boiano, UX designer ed esperto di architetture informative, che, attraverso le esperienze di due suoi amici, espone esempi opposti di come due note aziende accolgono e sfruttano il feedback dei propri utenti.
Comunicare, cercare di raccogliere quanto più feedback possibile da parte dei propri utenti è ciò che consente di migliorarci a partire dalle esigenze del nostro mercato. Ma non basta. Quello che i nostri utenti ci dicono va analizzato e classificato per trovare soluzioni a problemi e trasfomare eventuali punti di debolezza in punti di forza del brand.
Qui le sue slide.

Case Studies - L’usabilità nel mondo reale

Dopo la pausa pranzo si riparte con altri speaker che propongono i loro casi di studio:

  • Stefano Dominici ci parla della valutazione dell'usabilità mediante la prototipazione su carta (qui le slide).
    Il metodo mi è sembrato molto divertente e ne abbiamo testato uno simile qui in Abstract qualche tempo fa, ma senza l'ausilio di telecamere. Resto comunque dell'idea che fare prototipi online sia più conveniente.

    Esempio di prototipazione su carta sottoposta da Abstract ad un cliente

  • Claudia Vago ci parla della sua esperienza in una campagna di comunicazione politica. Parte dalla costruzione dell'immagine aziendale, che si svolge in tempi lampo, giunge all'apice e termina con una situazione di crisi. La sincerità nell’affrontare l’argomento è spiazzante e, a mio avviso, premia. Per citarla: “la prossima sarà quella buona” (le sue slide).
  • Sara Bruno, invece, ci spiega che coinvolgere il proprio target aiuta la buona progettazione ed il successo del progetto. Nel caso specifico illustra il lavoro del suo team che ha portato alla creazione e messa online della nuova intranet di una nota azienda di telecomunicazioni (qui le slide).
  • Jacopo Pasquini e Simone Giomi parlano della valutazione euristica e ci illustrano il loro metodo di lavoro in 10 punti (qui trovate le slide).
  • Chiude Alessandra Petromilli che espone la sua esperienza con il restyling di un portale e-commerce, parlando delle sfide e dei problemi da affrontare e di come lei ed il suo team siano giunti a delle soluzioni in maniera ponderata. (le sue slide.)

Arrivederci al prossimo anno!

Il World Usabilty Day si conclude con poche semplici considerazioni.

Credo che avere modelli di riferimento con cui confrontarsi sia una buona prassi per analizzare i propri metodi di lavoro e trarne spunto per integrarne di nuovi. Assistere ai vari talk sulle tecnologie e metodologie di UX all'avanguardia, dunque, ha rafforzato in me l'ormai consolidata idea qui in Abstract che per crescere sia necessario evolvere ascoltando gli altri e condividere le proprie esperienze. Per questo organizziamo ogni anno eventi come il Plog, o partecipiamo attivamente alla Plone Conference o all' Odoodays.

Ringrazio dunque chi ha accuratamente pianificato il Wud Rome e chi vi ha preso parte. Un ringraziamento particolare va a Raffaele Boiano, che ci ha invitati a partecipare.

Spero di esserci anche il prossimo anno.

*p.s. ah...lo screensaver era un ben congegnato sistema di monitoraggio della sala, che ha fotografato i presenti e ne ha registrato le interazioni. Forte, no? Aspettiamo uno studio approfondito su queste dinamiche!

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