Tutto quello che avreste voluto sapere sulla Plone Conference 2012 e non avete mai osato chiedere

Ovvero, come è andata ad Arnhem e perché avreste dovuto esserci pure voi

Come già molti hanno annunciato al mondo intero, una settimana fa si è svolta ad Arnhem, nel nord-est dell'Olanda (e sulle rive del Reno), la Plone Conference 2012.

Arnhem non è città nuova ad ospitare eventi storici di grande portata, ed è stata pertanto molto lieta di ospitare questa conferenza (che, per la città, è andata decisamente molto meglio degli eventi sopra citati).

"La miglior conferenza Plone di sempre"

Ok, Matt Hamilton ripete spesso questa frase (tipo una volta l'anno), e questo potrebbe indurre un osservatore casuale a dedurre che sia un'affermazione di circostanza, ma non è affatto così.

La conferenza è stata davvero fantastica. L'organizzazione (e qui ne approfitto per ringraziare i ragazzi di Four Digits che l'hanno gestita) è stata così impeccabile che spesso si è avuta la netta impressione che si stessero un poco annoiando da quanto le cose andavano bene.

E sì che gestire oltre 250 plonisti da tutto il mondo, paracadutati in una tranquilla cittadina di 150.000 abitanti, non è cosa facile: ma tutto è andato ragionevolmente liscio (stiamo comunque parlando di Plonisti, che hanno un grado di domesticazione comparabile a quello dei grossi felini).

Si vabbè ok, ma che è successo?

Beh, ci sono stati ovviamente i talk, che sono quasi tutti disponibili su slideshare, e (presto?) anche in formato video.

La keynote iniziale è stata fatta da un guest speaker, Jan Jongboom di Cloud9, che ci ha mostrato come si possa sviluppare Plone in maniera collaborativa su tale piattaforma. Ha inoltre dato popolarità al mio collega Maurizio Delmonte inserendo una sua foto con la scritta "asynchronous is cool".

Grazie Jan, avevo proprio bisogno che tu dessi al mio project manager l'idea di rompermi le scatole ogni due secondi chiedendomi "ma sta cosa, non la possiamo rendere asincrona?".

È stata comunque una interessantissima anteprima di quello che, a mio parere, sarà il futuro dello sviluppo (non solo Plone).

Lo stato di Plone

La sala principale della location della Plone Conference 2012 (credit: pedrotschki)Poi si è passati alla seconda keynote sullo "Stato di Plone", inteso più come "come stiamo messi" che non nel senso di "la Nazione di Plone"[1], fatto da Matt Hamilton e dal release manager, Eric Steele. Questo talk ha ribadito (con tanto di prove fattuali) che Plone non solo non è morto, ma che è più vivo che mai e che il ricambio generazionale funziona a meraviglia (ci sono molti più nuovi core committer di quanti lasciano il campo per i più svariati motivi).

Eric ha poi delineato quelli che, a suo parere, sono i tre punti su cui Plone deve focalizzarsi nella prossima decade: approcciabilità, integrazione, coinvolgimento.

Per approcciabilità (si lo so, se avete una traduzione migliore di approachability ditemelo) si intende una vasta gamma di cose: dal migliorare la documentazione, al migliorare l'interfaccia, al rendere lo sviluppo più semplice (niente magia, rendere le cose semplici semplici da fare); mentre per integrazione si intende lo sforzo teso a migliorare l'integrazione di Plone nell'ecosistema Python, e a farlo "funzionare meglio" in coppia con altri sistemi, in modo da permettere a Plone di focalizzarsi sulla sua "missione" (essere un buon CMS) e lasciare tutto il resto ad applicazioni esterne che non necessariamente devono vivere dentro Plone stesso (ma che ci possono "parlare").

Coinvolgimento significa rendere ancora più semplice per le persone che si avvicinanao a Plone contribuire al suo sviluppo (qui, devo dirlo, Plone ha già un eccellente pedigree, essendo una delle community più aperte, meglio organizzate e con meno barriere all'ingresso, ma non ci si deve sedere sugli allori).

I talk

Dopo il pranzo, incominciavano i talk veri e propri, distribuiti su quattro track, che sono durati sino a venerdì sera (ok, con pranzi, cene, bevute in compagnia in mezzo). Quindi ovviamente posso parlare solo dei talk che ho seguito:

  • Pragmatic Plone Projects, di Andreas Jung, che ha mostrato a tutti come, in pratica, si deve gestire un progetto complesso con Plone
  • F*ck you, do something: di cui non vi posso linkare le slide perché non ha senso. Questo talk secondo me dovrebbe essere convertito in un format chiamato The Plone show with Steve MacMahon, ed essere presente a tutte le conference. E se Steve (ma anche Matt, Elizabeth, Eric, Matthew) non fossero dei pilastri della comunità Plone, gli consiglierei di lasciar perdere ste cose dei computer e dedicarsi all'intrattenimento perché sono davvero bravi. Purtroppo sono davvero molto bravi anche con i computer e Plone. Trovatevi il video di questo talk e guardatevelo.

Simone Deponti mentre presenta "Paint it Plone!" alla Plone Conference 2012 (credit: @wooda)Il mattino successivo, ci stava un talk interessante chiamato "Paint it Plone!" ma siccome era alle nove di mattina e avevo fatto tardi a chiaccherare con gli altri plonisti la sera non ci volevo andare. Poi qualcuno mi ha fatto presente che si trattava del mio talk, e che non andava bene se non si presentava lo speaker, e quindi ci sono dovuto andare. Spero sia andata bene.

Il talk successivo si chiamava "Where is my content?", tenuto dal mio collega Giorgio Borelli, e che ha discusso del problema della georeferenziazione dei contenuti in Plone e delle soluzioni (molte) disponibili in Plone per risolverlo.

Poi sono rimasto nella stessa stanza per seguire Andrew Mleczko che ci parlava di come si fa a diventare una compagnia agile se si lavora con Plone (Are you in a hole and still digging? Or how to become an agile company in a year: sia io che Andrew ci facciamo suggerire i titioli da Lina Wertmüller) e di quali strumenti hanno sviluppato per farlo, e infine Steve MacMahon che ci ha regalato una speciale versione del suo talk Plone Deployment: Secrets & Tricks, che consiglio vivamente a tutti i sistemisti del globo terracqueo.

Poi ho seguito il report sul Sea Sprint, uno sprint che ha notevolmente contribuito ad avanzare lo stato di Deco, una delle tecnologie sviluppate dalla comunità che rappresentano il futuro di Plone (e forse anche di altri CMS): questo talk è stato molto interessante in quanto può fornire ottimi spunti su come fare a chi vuole organizzare uno sprint, oltre che a presentare molte tecnologie e metodologie di lavoro (legate ad esempio al testing).

In coda a questo, è stato presentato proprio uno use case di Deco (o meglio, delle tecnologie correlate), collective.cover, che ha mostrato come le tecnologie alla base di Deco siano ormai mature per il prime time.

Per finire, ho seguito il talk sul nuovo sistema di gestione di contenuti multilingua di Plone, plone.app.multilingual, che rappresenta un notevole passo avanti rispetto al precente sistema (LinguaPlone) e che è quasi pronto per il core di Plone.

Ed è stato poi su questo pacchetto che ho sprintato nel weekend.

Tutto qui?

Ovviamente no: c'era la Plone Boat, il party serale, le serate fuori a bere e discutere di tecnologia, e l'inizio della saga della spada sacra di Plone.

La sacra spada di Plone, qui tenuta dal Cavaliere Mikko Ohtamaa della Documentazione, prima che fosse confiscata dalle autorità imperiali

Se vi siete persi questa conference, cercate di non mancare la prossima. E quella dopo. E quella dopo ancora.


[1] Che comunque è un concetto che è saltato fuori durante la Conference e che è molto interessante.

Share this on

Share |

On same topics

Commenti

comments powered by Disqus