Il resoconto dell'incontro promosso dal Club TI Centro con ospite Emanuele Quintarelli.

Social Enterprise e Social Collaboration: come e perchè potenziare aziende e organizzazioni con questi paradigmi.

Il resoconto dell'incontro promosso dal Club TI Centro con ospite Emanuele Quintarelli.

A distanza di qualche anno, il 21 Luglio ho assistito ad un nuovo seminario promosso dal club TI Centro dal titolo "focus on Social Enterprise: the new economic shared value".

Obiettivo dichiarato dell'incontro era di far capire alla platea, prevalentemente composta da IT manager di 45-50 anni e qualche imprenditore, cosa si intende per social enterprise, e soprattutto perchè l'adozione di una filosofia della collaborazione e condivisione in azienda sia corretta e produca buoni risultati.

Emanuele Quintarelli si occupa di Enterprise 2.0 dal 2007 e ha affrontato e risolto in prima persona decine di progetti centrati sul tema, mantenendo tra l'altro il sito http://www.socialenterprise.it, uno dei riferimenti in Italia per questo argomento.

Quintarelli

https://twitter.com/clubticentro/status/491253125396045824

Il quadro della situazione.

Questa non è una crisi, ma un mondo completamente nuovo!

Emanuele inizia con una serie di note che tratteggiano il contesto di oggi (presto le slide originali saranno online, e inseriremo il link in questo post): la motivazione dei lavoratori è ai minimi storici, le aziende hanno distrutto in 20 anni più posti di lavoro di quelli creati, i competitor sono trasversali e a volte fanno un altro mestiere (airbnb è in competizione con gli hotel, uber con i tassisti, etc.), i cambiamenti avvengono a velocità altissime.

Un altro mondo è possibile?

Il racconto è proseguito sottolineando come tipicamente le aziende non siano in grado di gestire la conoscenza, nè i cambiamenti repentini e continui registrati dal contesto.

il mondo di oggi cambia così velocemente che i processi non si riesce quasi a definirli.

Per anni sono stati ottimizzati i processi, senza dedicare sufficiente attenzione alla gestione della conoscenza, ma oggi il mondo cambia così velocemente che i processi non si riesce quasi a definirli: spesso le procedure servono a poco, e tra i pochi capaci di improvvisare ci sono gli ultimi anelli della catena, a contatto diretto con i clienti e col mondo esterno, e con pochissimo potere in azienda.

La Social Enterprise come risposta.

Emanuele sostiene che è necessario mettere al centro della scena le persone per poter avere tempi di risposta brevi a fronte del mondo che cambia, per tornare a dare motivazione ai collaboratori e migliorarne la gestione. Per questo il diverso modo di pensare l'azienda insito nel concetto di Social Enterprise è visto come una soluzione tangibile ai limiti della maggioranza delle organizzazioni attuali, basate su organigrammi gerarchici.

Social Enterprise

https://twitter.com/clubticentro/status/491257440173035520

L'organizzazione diventa un social network con l'obiettivo di aumentare l'agilità nel rispondere al contesto, l'innovazione prodotta e la motivazione dei collaboratori.

La Social Enterprise fa leva sulla collaborazione tra gli individui per aumentare l'efficienza delle organizzazioni, in un modo che le strutture gerarchiche attuali non sono in grado di interpretare.

Questo si può ottenere con una cultura che preveda:

  • apertura e trasparenza nella condivisione della conoscenza (paradossalmente, se trattengo la conoscenza a mia disposizione rischio solo che scada così velocemente da non poterne fare più uso)
  • persistenza e trovabilità (findability) delle informazioni su cui la conoscenza si basa, ad esempio per fare in modo di risolvere i problemi una sola volta e per massimizzare l'efficienza nella trasmissione dei messaggi (qualcuno ancora pensa che limitarsi a far circolare mail sia sano? :D)
  • emergenza delle informazioni che più ci sono utili (di questo parleremo in seguito: è uno degli aspetti più innovativi per la gestione delle aziende di domani, e semplicemente quello che i servizi di google e altri ci permettono di fare già oggi nel nostro quotidiano, quando anticipano i nostri intenti con le loro raccomandazioni "magiche"). NB: emergence secondo voi si traduce emergenza o emersione, in questo caso? :)

Come innescare la collaborazione nella Social Enterprise.

La sfida consiste nel superare le barriere alla collaborazione che si sono generate nelle organizzazioni facendo leva sulle relazioni e sulla naturale socialità delle persone.

Tra gli ingredienti principali proposti da Emanuele:

  • una vera spinta a costruire la social enterprise, limitarsi a provare non funziona
  • commitment di almeno una parte del management, limitarsi a partire dal basso non funziona
  • co-design dei flussi collaborativi, coinvolgendo i principali attori, limitarsi a imporla dall'alto non funziona
  • bilanciare strategia, tecnologia, gestione dei canali collaborativi in un budget adeguato, limitarsi in una di queste leve diminuisce le possibilità di successo

Strategia, tecnologia e gestione.

Per fare questo è necessario sforzarsi di mostrare al management il valore che i canali collaborativi producono per l'azienda, con costanza e determinazione, tipicamente misurando gli aumenti di efficienza e gli effetti di rete sui processi e sui risultati aziendali.

Allo stesso tempo è necessario stimolare il seme della collaborazione, ad esempio con una strategia di roll out ibrida, capace di introdurre strumenti e possibilità poco alla volta, coinvolgendo nella definizione dei canali collaborativi le persone che poi li andranno ad utilizzare. Questo permette anche di ammortizzare i costi, comunque presenti, su più anni, senza concentrare tutto lo sforzo solo all'inizio del percorso di trasformazione.

La strategia da attuare è fondamentale, come pure gli strumenti tecnologici a supporto, e dei bravi community manager.

La strategia da attuare è fondamentale, come pure gli strumenti tecnologici a supporto, e non bisogna lesinare sui community manager, che sono la sostanza per tenere il motore ben oliato e funzionante: lanciare un progetto di social collaboration senza presidio equivale a buttare i soldi dalla finestra.

Emanuele ha rapidamente presentato una serie di casi a cui ha potuto partecipare, ma sono stati piuttosto scarsi di dettagli e di numeri. Credo che sul suo sito potremo trovare qualche informazione in più, o lui stesso può darci indicazioni in un commento...

Il dibattito che è seguito ha confermato alcune delle cose già dette e aggiunto poco ai contenuti presentati da Emanuele. Tra l'altro si è ribadito come spesso ci vuole qualcuno che ci metta la faccia per fare in modo che questo tipo di progetti abbiano successo, come pure è necessario che ci sia un coinvolgimento di tutti gli strati aziendali.

Una possibile chiave di lettura.

Da qualche tempo in Abstract stiamo procedendo sulla roadmap tracciata da Guido Stevens verso il Digital Workplace [cosent.nl/roadmap]. Guido, nostro caro amico della community Plone, ha pubblicato lo scorso autunno una sintesi convincente tra contesto attuale, possibilità tecnologiche ed esigenze delle organizzazioni di offrire ai propri collaboratori la possibilità di lavorare con massima efficienza ed efficacia.

Roadmap digital Workplace diagram

Partendo dal concetto di Enterprise 2.0, Guido traccia un modello perseguibile che lega tecnologie social e logiche di semantic web ai sistemi legacy che mantengono i silos informativi aziendali. L'integrazione prospettata non si concentra su dettagli tecnici e protocolli di comunicazione per connettere le varie applicazioni, ma piuttosto sulla user experience che permette alle persone di massimizzare i benefici delle loro attività.

Da un lato, le principali affordance della definizione operativa di Enterprise 2.0 data da McAfee sono usate come la tela per descrivere una user experience coerente.
Dall'altro il contesto di business è fornito dal ciclo della conoscenza: Processi / Persone / Informazione.
I paradigmi del web 1.0 (sistemi) / 2.0 (social) / 3.0 (semantic) che gli corrispondono forniscono il contesto tecnico. Un portfolio di applicazioni fanno da raccordo tra le affordance dell'Enterprise 2.0 e i tre paradigmi del web.

Molto presto pubblicheremo la traduzione italiana di Digital Workplace Technology Roadmap, consigliato a tutti coloro che devono trasformare la propria azienda in un organismo sempre più efficiente, dove gli aspetti di social collaboration sono esattamente al centro del quadro.

Grazie.

Grazie a Quintarelli, a Club TI Centro e a tutti gli intervenuti, e speriamo di rivederci presto per un nuovo incontro stimolante e ricco di contenuti.

E se già siete in cammino verso la vostra Social Enterprise, lasciateci le vostre opinioni in un commento!

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